martedì 15 luglio 2014

Tappeti colorati e psichedelici: ecco come ti riciclo l’orsacchiotto del cuore


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C'era una volta un orsetto di peluche che si chiamava Pepe. All'inizio era davvero bellissimo, la gioia della sua padroncina, che non riusciva proprio ad addormentarsi senza. Ma il tempo, cattivo antagonista di questa storia, iniziò a rovinare, giorno dopo giorno, il suo bel mantello. Fin quando, passati gli anni, Pepe rimase con un occhio solo, completamente logoro e usurato. Eppure, la sua affezionata proprietaria, divenuta ormai adulta, decise che non poteva affatto disfarsene e gli diede nuova vita. Come? Trasformandolo, insieme a tanti altri peluche, in uno splendido tappeto colorato.




Non è un parto della fantasia, ma un racconto vero, quello di Agustina Woodgate, un’eclettica artista di origine argentina che lavora a Miami, e del suo fedele orsacchiotto, trasformato in una nuova e bellissima creazione: un grande tappeto dall’ aspetto psichedelico e caleidoscopico, in cui i pezzi di diversi pupazzi, lavorati ad arte, si rincorrono in una girandola di temi e colori tra i più svariati, sulla base del “materiale” a disposizione”. Perché, per esempio, “il nero non è poi così comune o disponibile nei peluche, mentre il marrone o il bianco sono più facili da reperire”, spiega l’artista.
“Un giorno stavo guardando Pepe –racconta Augustina, famosa anche per altre trovate, come la pratica di cucire di nascosto, all’interno dei capi in vendita, bigliettini sui quali sono stampate brevi poesie- era senza occhi e cadeva a pezzi. Anche se non era vero, ma semplicemente un oggetto, non lo volevo proprio buttare via. Questo è stato il momento in cui ho deciso che volevo fare qualcosa con l'orso”.Insomma, una storia fatta di affetto, creatività e riciclo creativo. Meno bello è, però, il modo in cui questi splendidi arazzi vengono realizzati: al pari di uno spietato serial killer, Augustina, armata di strumenti molto affilati,  taglia prima la testa dell'animale, ne cava gli occhi e ne estrae l’imbottitura. Una procedura dal sapore piuttosto macabro che lei descrive così: “estrarre quell’involucro è come guardare dentro l'anima di questi animali". Dopodiché, cerca di non tagliare il tessuto e di mantenerlo il più complesso possibile. Il risultato, dopo il duro lavoro di cucitura dei pezzi, è una serie di tappeti belli da vedere e pieni di ricordi d’infanzia.
L’artista è, infatti, particolarmente affascinata dal significato specifico della disposizione dei disegni sul tappeto, sulla scia dell’intimo significato artistico e religioso dei tappeti nelle culture orientali, e di come ogni sua creazione rappresenti storie passate, ognuna diversa dall’altra, che raccontano le vicende  personali dei proprietari dei giocattoli. Così, grazie ad Augustina, nessuno dovrà mai più rinunciare ai propri peluche, che avranno nuova vita esposti tutti insieme nel salotto. Nella loro nuova espressione artistica dal sapore orientaleggiante.


Roberta Ragni


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